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Azioni di sistema e obiettivi strategici > Il contesto e l’esperienza

Il contesto e l’esperienza

Per rispondere a un bisogno reale del territorio ed in attuazione della DGR Lombardia VIII/10759 del 11.12.2009, a dicembre 2009 l’ASL e gli Ambiti territoriali hanno dato avvio all’attività dei Centri per l’Assistenza Domiciliare (= CeAD), tramite sottoscrizione, in ogni Ambito, di un “Protocollo di Intesa per la costituzione e la regolamentazione del funzionamento del centro per l’assistenza domiciliare” e di un “Modello gestionale ed operativo del CeAD dell’ambito/distretto”. In ogni Distretto socio-sanitario (DSS) è stato avviato un CeAD con il coinvolgimento attivo di operatori appositamente formati sia dell’ASL che dei Comuni. L’attività è stata costantemente monitorata tramite report quadrimestrali sottoposti alla valutazione della Cabina di Governance CeAD composta da rappresentanti dell’ASL, delle Organizzazioni sindacali e degli Uffici di piano.

In un DSS è stata sperimentata anche l’informatizzazione della scheda di accesso ai Punti Unitari di Accesso (PUA) e la condivisione delle banche dati di supporto. Nei due anni di attività dei CeAD sono state valutate congiuntamente 865 persone esitate in progettazioni integrate (PAI CeAD) in 559 casi.

L’attività dei CeAD si è sviluppata in modo integrato con l’apertura del Punti Unitari di Accesso (PUA) e con le azioni di promozione della continuità assistenziale Ospedale/territorio (Dimissioni protette e relativo Tavolo Interaziendale tra ASL, Ospedali, Medici di Medicina Generale ed Ambiti).

 Nel 2010 la Regione Lombardia con DGR 937/2010 ha definito gli obiettivi prioritari dell’assistenza domiciliare integrata, mediante la realizzazione da parte delle ASL di tutti gli interventi che consentano:

  • il potenziamento e la riqualificazione delle attività di assistenza domiciliare integrata, di semiresidenzialità e di residenzialità leggera di carattere sociosanitario;
  • una più stretta risposta ai bisogni delle persone, con particolare riferimento alle persone con bisogni complessi;
  • una qualificazione degli interventi professionali in termini di qualità, di quantità e di flessibilità delle prestazioni;

 Sempre nel 2010, il Piano Socio Sanitario Regionale 2010-2014 al capitolo “Rete dei servizi socio sanitari e territoriali” ha fissato le seguenti priorità:

  • rafforzare la comunicazione e l’integrazione della rete, non solo per unificare o semplificare, ma per migliorarne la connettività, rendere funzionali le relazioni tra i diversi servizi ed enti, istituzionali e non, e gli operatori che vi operano;
  • favorire l’accesso alle prestazioni e l’accompagnamento delle persone e delle famiglie da un nodo della rete all’altro, in un percorso fluido tra sistemi sanitari, socio sanitari e sociali;
  • promuovere modalità uniformi di accesso ai servizi e alle unità d’offerta sociale e socio sanitarie, anche attraverso il collegamento e la collaborazione tra i servizi territoriali delle ASL e degli ambiti territoriali, come già previsto dall’articolo 6, comma 4 e dall’articolo 11, comma 2 della L.R 3/2008;
  • promuovere e sostenere le progettualità innovative e la mutualità familiare, non solo per sperimentare nuove modalità gestionali o nuove tipologie di unità d’offerta, ma per valorizzare le reti sociali “naturali” e di prossimità, le comunità locali e l’associazionismo.

 Nel 2011 la Regione Lombardia, con la DGR 1746/2011, ha definito il processo di riforma complessiva degli interventi a sostegno della domiciliarità, prevedendo le seguenti azioni:

  • la sperimentazione degli strumenti di valutazione e dei profili assistenziali e del nuovo modello organizzativo di presa in carico
  • l’individuazione dei requisiti di accreditamento degli erogatori di assistenza domiciliare integrata

 Sempre nel 2011, con Decreto 7211/2011, la Regione Lombardia ha dato avvio a progettualità sperimentali integrate anche da interventi tutelari ed educativi per persone, minori-adulti-anziani, non autosufficienti con bisogni socio-sanitari complessi, perseguendo le seguenti finalità:

  • consentire anche alle persone più fragili di rimanere presso il proprio domicilio evitando istituzionalizzazioni precoci e inappropriate,
  • attuare una presa in carico complessiva della persona e della sua famiglia, in un’ottica di risposta globale ai bisogni,
  • riportare al centro del sistema di welfare la persona e la sua famiglia,

Con il medesimo Decreto 7211/2011 la Regione ha impegnato il sistema sociosanitario e sociale a superare la frammentarietà degli interventi ed a promuovere percorsi assistenziali che integrino le diverse competenze istituzionali, garantendo:

  • le attività di supporto alla famiglia e al care giver,
  • la promozione ed il sostegno della mutualità familiare,
  • lo sviluppo e l’ulteriore qualificazione dell’assistenza domiciliare integrata,
  • l’integrazione delle varie forme di intervento,
  • il potenziamento e la maggior flessibilità della rete territoriale della semi-residenzialità,
  • l’adozione di accordi per consolidare lo strumento delle dimissioni/ammissioni protette.
 
 
 
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